La Commissione Europea si attiva per bandire dal mercato dell’UE i prodotti ottenuti con il lavoro forzato

È stato da poco pubblicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) il nuovo rapporto “Global Estimates of Modern Slavery. Forced labour and forced marriage” che offre una panoramica sulla diffusione nel mondo delle forme moderne di schiavitù, ossia il lavoro forzato e i matrimoni forzati. Da questo rapporto emerge purtroppo che nell’anno 2021, 50 milioni di persone nel mondo vivevano in una condizione di schiavitù moderna. Negli ultimi cinque anni, il lavoro forzato e i matrimoni forzati sono addirittura aumentati: rispetto al 2016, gli schiavi moderni sono aumentati di 10 milioni.

Non si tratta di un fenomeno relegato nei Paesi più poveri del mondo. Anzi, più della metà (52%) di tutto il lavoro forzato e 1/4 di tutti i matrimoni forzati si trovano nei Paesi a reddito medio-alto o ad alto reddito.

Con specifico riferimento al lavoro forzato, la stragrande maggioranza dei casi è concentrata nel settore privato (86%). Un ulteriore dato allarmante riguarda lo sfruttamento minorile: quasi 1 lavoratore forzato su 8 è un bambino (3,3 milioni) e più della metà di questi è vittima di sfruttamento.

Ebbene, che cosa stanno facendo gli Stati dell’Unione Europea di fronte a questi dati aberranti?

La Commissione Europea (CE) nel settembre 2022 ha proposto un Regolamento per vietare i prodotti ottenuti con il lavoro forzato sul mercato dell’UE. La proposta di regolamento riguarda tutti i prodotti, siano essi prodotti fabbricati nell’UE destinati al consumo interno e alle esportazioni o beni importati.

La proposta si basa su definizioni e norme concordate a livello internazionale e sottolinea l’importanza di una stretta cooperazione con i partner globali. A seguito di un’indagine, le autorità nazionali avranno la facoltà di ritirare dal mercato dell’UE i prodotti ottenuti con il lavoro forzato. Le autorità doganali dell’UE individueranno e bloccheranno alle frontiere dell’UE i prodotti frutto di lavoro forzato.

Se volete leggere la proposta per intero cliccate sul seguente link al sito ufficiale della Commissione Europea per il testo in italiano:

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52022PC0453&from=EN

Come si applicherà questa norma?

Le autorità nazionali degli Stati membri attueranno il divieto attraverso un approccio applicativo solido e basato sul rischio. In una fase preliminare valuteranno i rischi di lavoro forzato sulla base di molteplici fonti di informazione. Le autorità avvieranno indagini sui prodotti per i quali vi siano fondati sospetti che siano stati ottenuti con il lavoro forzato: potranno chiedere informazioni alle imprese ed effettuare controlli e ispezioni, anche in paesi al di fuori dell’UE. Se le autorità nazionali accerteranno la presenza di lavoro forzato, ordineranno il ritiro dei prodotti già immessi sul mercato e vieteranno l’immissione sul mercato dei prodotti interessati e la loro esportazione. Le imprese interessate dovranno smaltire i prodotti. Le autorità doganali degli Stati membri saranno responsabili dell’applicazione delle norme alle frontiere dell’UE.

Qualora le autorità nazionali non siano in grado di raccogliere tutti gli elementi di prova necessari, ad esempio a causa della mancanza di collaborazione da parte di una società o dell’autorità di uno Stato terzo, potranno prendere decisioni sulla base dei dati disponibili.

Prossime tappe

La proposta deve ora essere discussa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea prima di poter entrare in vigore e si applicherà a decorrere da 24 mesi dalla sua entrata in vigore.

Ovviamente sarà nostra cura tenervi informati sull’argomento. Per qualsiasi domanda non esitate e scriveteci a info@fiatlux.legal oppure chiamateci al numero +39.338.1530687. Saremo ben lieti di metterci a Vostra disposizione per chiarire ogni Vostro dubbio e mettere a Vostra disposizione le nostre competenze.

Fiat Lux Legal

Avv. Federica Loreti